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La prima volta che ho visitato Parigi mi sono detta che era una città piacevole ma che non sarei tornata tanto presto. Sei mesi più tardi il mio ragazzo vi si trasferì e da allora è iniziata la mia frequentazione della Ville Lumière.

Era il 2005, avevo 21 anni ed ero appassionata di cibo da quando ne avevo memoria. Parigi mi offriva la possibilità di scoprire delle cucine etniche preparate in modo autentico, fare scorribande in pasticcerie maestose, scoprire varietà di tè che mi erano sconosciute.

Insomma, una sorpresa dopo l’altra ma anche qualche delusione: l’intransigenza parigina alle preferenze personali (Che Dio ti aiuti se sei vegetariano/ celiaco/ non parli francese), l’assenza di una cocktail scene, l’approccio al caffè, (ben definito dall’espressione jus de chaussettes, ovvero “spremitura di calzino”), i modi spicci.

Dove mangiare a Parigi

Ma qualche anno dopo un cambio generazionale e un nuovo influsso di immigrati preparavano la città ad un’evoluzione positiva. Si sono diffuse caffetterie che propongono ottimi caffè e si possono finalmente bere dei cocktail degni di questo nome in posti che riescono a essere selezionati tra i migliori al mondo. Quasi tutti parlano inglese e la gentilezza è ormai considerata un valore.

Disclaimer: queste virtù non si applicano ancora a tutta la popolazione, per cui non dite che non vi avevo avvisati!

Per parlarvi della Parigi che apprezzo oggi ho scelto una cioccolateria, un bar à vin e un bistronomique, ovvero un tipo di locale che coniuga un servizio da bistrot agile e a tratti scanzonato (assenza di tovaglia, cambio delle posate ad ogni portata opzionale) con l’uso di ingredienti eccellenti, rigorosamente di stagione, cucinati con tecnica e creatività, come si dovrebbe fare in un ristorante.

Virtus

12 rue de Cotte è un indirizzo iconico per quanto riguarda i bistronomique parigini: bellissimo pavimento e un bar ad angolo di grande charme che conferisce un’atmosfera suggestiva. Lì era insediata “La Gazzetta” di Peter Nilsson e in seguito “Tondo” dell’omonimo chef.
Ora è il momento di Virtus della coppia Chiho Kanzaki e Marcelo di Giacomo, rispettivamente una chef giapponese e un pasticcere argentino che mi hanno incantato con le loro preparazioni originali.

I piatti cambiano spesso ma ricordo un inizio perfetto in cui una carnosa ostrica Gillardeau era guarnita con una granita di ananas e qualche foglia di ficoide glaciale: un tonico ghiotto per il palato.

Zucchine in varie sfumature dal verde tenero al giallo irradiavano da una bella ceramica sul cui fondo era stesa una vellutata sempre di zucchini, fiori ed erbe: come una passeggiata campestre. Le cotture della carne e del pesce sono sempre guidate dalla valorizzazione dell’ingrediente ma personalizzate se necessario. Una volta una mia commensale aveva chiesto che il suo petto d’anatra fosse ben cotto ma le carni non avevano perso alcuna succosità o tenerezza.
Prenotare è rigoroso. Quando lo fate chiedete un tavolo nella sala che si affaccia sulla strada. La viuzza è un gioiellino in un quartiere vivace, e tra un boccone e l’altro potrete anche fare un po’ di sano people watching.
Menù degustazione 65 euro circa; possibilità di mangiare alla carta.

// 29 rue de Cotte
Paris 12
+33980680808
virtus@virtus-paris.com
Su Facebook e su Instagram

Ara Chocolat

Dopo aver bevuto il primo sorso della cioccolata calda di “Ara chocolat” ho capito che non avevo mai bevuto nulla di simile prima di allora.
E quale sorpresa apprendendo che questa delizia setosa, densa, dissetante e un poco inebriante era composta solo da acqua, cacao e un’idea di zucchero!
Andres è un Maestro del cioccolato di origine venezuelana con una passione sincera per questo ingrediente prezioso. Si rifornisce esclusivamente da piccoli produttori e tutte le volte che ne ha l’occasione si reca in loco per visitare le piantagioni personalmente.
Il tipo di cioccolato cambia spesso. Recentemente ho assaggiato una cioccolata con un sorprendente retrogusto di pepe di Sichuan e un’altra con un sentore di amarene. La selezione di praline è sfaccettata: soave quella al cacao in purezza, regressiva quella alla nocciola o all’arachide, psichedelica quella al limone e curcuma.

Ma è nella realizzazione delle tavolette che si nota particolarmente il talento di Andres. Si occupa personalmente della torrefazione delle fave portandole ad esprimere aromi dall’intensità emozionante.
Andres nelle pause di lavorazione esce dal minuscolo laboratorio e si intrattiene con i clienti chiedendo pareri con garbo e autentica curiosità. Il sabato con un po’ di fortuna potreste incontrare anche sua moglie Sabrina, una delle donne piú dolci che io abbia mai incontrato.
Andres confeziona anche un gelato su stecco la cui ineguagliabile bontà mi ha fatto seriamente riflettere sul bisogno di condividere questo indirizzo 🙂
Cioccolata, gelati su stecco e mousse intorno ai 4 euro. Praline 80 centesimi l’una. Tavolette 8 euro circa. Confezioni regalo e degustazioni guidate possibili.

// 54 Rue de Dunkerque.
Dal lunedì al sabato (eccetto il martedì): 12.00-19.00
Chiusura martedì e domenica
Lo trovate su Instagram, Facebook e sul web.

La cave de Belleville

Di bar à vin ce ne sono a bizzeffe ma La cave de Belleville al momento è tra le mie preferite.
La bella esposizione di bottiglie per tutti i gusti con un forte accento sui vini naturali, passando per birre, superalcolici e tanti prodotti gustosi da stuzzicare è entusiasmante. Il tutto di altissima qualità. Il personale è sempre disponibile a consigliarvi diffusamente che sia per bere in loco, al bicchiere o alla bottiglia, o per comprare da asporto.

Il luogo tuttavia invoglia a restare: bei volumi ampi, tanti posti a sedere, e qualche tavolino appoggiato sul marciapiede in forte pendenza della rue de Belleville che vi regala un via vai di persone che paiono uscite da un libro di Pennac.

// 51, rue de Belleville 75019 Paris
Telefono: +331 40 34 12 95
martedì- sabato: dalle 10.00 alle 23.30
Lunedì: dalle 17.00 alle 23.00
Domenica: dalle 11.30 alle 18.30
Eccolo il sito e su Facebook.

Autore

Chiara Bellasio
Chiara Bellasio
Il fil rouge dei miei viaggi è sempre stato il cibo: quello sognato, desiderato magari per anni e poi finalmente assaggiato nei luoghi più disparati. Ho un debole per i mercati in cui si possa mangiare, ma adoro anche i menu degustazione in sale raccolte. I vini naturali sono diventati un modo di collezionare sapori ed emozioni nel mio mappamondo gastronomico personale. La mia città preferita al mondo cambia con cadenza semestrale.