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A casa o in viaggio? Al ristorante o nella propria cucina? Come passa il Natale chi viaggia per cibo?

Natale è il tempo della famiglia qui in Italia, e chi vive fuori torna, o se non riesce inventa nuove tradizioni. Abbiamo chiesto ai nostri autori di raccontarci il loro Natale, con un bonus per voi: alla fine del post trovate la lista dei dolci natalizi e delle pasticcerie da non perdere per questo Natale!

Team Natale in casa

Per Sandra Natale è casa.

Natale è casa, solitamente in famiglia. Ogni anno che passa il gruppo di persone che si ritrovano è sempre più piccolo, con l’età avanzata dei parenti più stretti iniziano a mancare gli affetti più vicini a noi. Così cerchiamo, almeno per queste feste, di stare vicini e condividere un momento di festa.
A casa, la vigilia ogni tanto si cena fuori, ma il Natale è casa, sempre. Mi piace la tradizione, ma amo anche sperimentare: tagliatelle con ragù di pesce, potrebbe essere il nostro primo piatto, poi magari un pesce al forno. Di antipasto la mia giardiniera, che piace sempre a tutti e che preparo a fine estate con le verdure che compro al mercato.

Il Natale di Rossella è quello dei bambini.

Quindi, rigorosamente a letto presto la sera del 24 dicembre per poter aprire subito i regali il 25. Almeno questi sono i desideri, perché Babbo Natale ha cambiato gli orari.
Una cosa è certa ancora: il Natale è in casa, seduti tutti al tavolo. Ora è un tavolo romano, grande, molto. Ci ritroviamo in circa trenta persone. Una cosa impensabile per me cresciuta in una casetta per quattro. Eppure la parte migliore del Natale per me è il pomeriggio. Scatta il mio momento, quello intimo, quello in cui mi fiondo sulla prima poltrona libera a gustarmi i libri di cucina ricevuti in regalo.

I miei ultimi Natali sono oltre che grandi anche doppi, però. Sì, perché la mia famiglia si è allargata ed è capace di stravolgere il calendario per poter essere veramente tutti. Infatti, tutti gli anni e tutti quanti il 23 di dicembre ci si ritrova colmi di regali da scambiare. Non c’è scusa che tenga.
Mi sono intrufolata in questi 23 dicembre con chili e chili di biscotti di Natale e Stollen, ma anche qualche Zelten, fatti in casa. È in questo rito famigliare che comincio a sentirmi più buona.

E qual è casa?

Natale a casa, prima era in provincia di Udine, oggi a Roma.
Devo ammettere che Udine non è Roma e Roma non è Udine. Quindi, niente crepes al ragù e quaglie di mamma, ma tortellini in brodo e carciofi lessi dei vicini romani, che altro non sono se non suocera & cognati & nipoti romani.
Ma il vero piatto tradizionale non può essere che un dolce a Natale. Ed io dico: Stollen. Sono la paladina dello Stollen da quando l’ho scoperto. Racchiude lo spirito del mio Natale fatto di attesa, profumi, ricordi. Attesa perché va preparato alcune settimane prima affinché la ricotta s’innamori della cannella (sì, io faccio la versione quark stollen). Profumi dato che le spezie non mancano né in varietà, né in quantità. E poi ogni candito, sia arancia o cedro o cranberry, è un ricordo di altre stagioni.

Due case, Firenze e Napoli, andata e ritorno: ecco il Natale di Valentina.

Il Natale lo passo da sempre in famiglia e anche quest’anno non farà eccezione.
Questo è l’anno in cui lo passo a casa dei miei genitori a Firenze. Da quando sto col mio compagno Mario di origini napoletane, alterniamo un Natale dai miei ad un Natale dai suoi a Torre Annunziata nei dintorni di Napoli.
Sono due Natali molto diversi: quello con la mia famiglia è molto ristretto (siamo pochi in famiglia) e spesso si accompagna ad un pomeriggio a giocare a Monopoli oppure al cinema; quello a casa dei suoceri è invece molto chiassoso, perché siamo sempre tanti e decisamente lungo perché si mangia ininterrottamente dalle 14 alle 19, per poi iniziare daccapo alle 21.

Due case, due menu.

Il Natale per me è quello con le lasagne della nonna. Le prepara solo per feste e usa la pasta verde con tanto ragù – perché non mi piace molto la besciamella. Ne fa due teglie grandi, che inizia a preparare la mattina presto: inizia con lo scottare in acqua bollente la pasta delle lasagne, che poi stende ad asciugare sul tavolo. Poi prepara la besciamella ed inizia la stratificazione delle lasagne, che conta almeno tre strati di pasta e tre di ragù.
A Napoli invece è spesso un Natale a base di pesce con spaghetti allo scoglio, gamberoni al forno e cozze al sugo, sempre accompagnati da alici marinate e parmigiana di melanzane – che possono alternarsi come antipasti o come ennesimi secondi.

Fabrizio mescola korma e burrida

Poche volte ho fatto Natale da solo, proprio solo o con la famiglia ristrettissima, ma almeno una volta lo raccomanderei a tutti. È la giornata dove ci si può togliere lo sfizio, la curiosità, dove il tempo di preparazione è parte del rito. È legato a uno di questi Natali un korma di pollo giallo, grasso, con tante mandorle sarde e le patate al forno con fiocchi di burro che mai più ho avuto animo di concedermi.

E quando è in Sardegna, la sua terra d’origine…

Da sardo, capretto e maialetto entrambi allo spiedo. I ravioli di magro, ma meglio i culurgiones che nella versione campidanese ricordi più per il pecorino potente, l’aglio e il prezzemolo che per le patate. Ma per fortuna la mia è una famiglia che più del rito della celebrazione sente la voglia di festa. Quindi, burrida, moscardini in umido, persino agnello. C’è sempre spazio per un amaretto col caffè.

Team Natale in famiglia, ovunque sia

Fuori al ristorante, ma con la famiglia. Così la pensa Veronica.

Come sempre passerò il Natale in famiglia, è una festa che amo molto e non potrei mai sopportare di passarla senza la famiglia. Da qualche anno abbiamo l’abitudine di andare al ristorante, e quest’anno abbiamo scelto un posto che amo molto in collina a Misano Adriatico, il ristorante Aromi – Orto e Cucina, una cucina incredibile e una location ancora più magica, che assomiglia tanto ad un cottage nella countryside inglese, che sarebbe poi la mia idea di Natale ideale da sempre, ovviamente con la famiglia.

E cosa si mangia in Romagna?

Fino a quando c’erano i nonni, cioè per venticinque anni l’abbiamo passato a casa, tutti insieme. I piatti tradizionali in Romagna per Natale non sono troppi, sicuramente lo sono i cappelletti, di carne o ai formaggi, e sicuramente lo è il brodo di cappone, che a Natale è sempre più ricco e più buono. Il secondo in casa mia è composto quasi sempre da un arrosto, il bollito che viene dal brodo, le verdure, e le erbe di campo da mangiare con la piada. Idem per il dolce, non ce n’è uno particolare e quasi sempre si finisce a panettone / tronchetti di Natale, etc.

Team Natale all’estero, pensando alla Puglia

Stefania passa sempre il Natale a casa della sua mamma, in Puglia.

Insieme allestiamo una tavolata bellissima.
Quest’anno però per la prima volta, dopo più di dieci anni che vivo fuori, Vueling mi ha costretto a passarlo da sola a Barcellona (sì, il biglietto per Bari aveva un prezzo esagerato). Per evitare qualsiasi manifestazione di nostalgia, ho deciso di andare a cena fuori e fare tutte quelle cose che rimando sempre.
Come per esempio visitare il Monasterio di Pedralbes, monumento gotico che oggi accoglie mostre di pittura e fotografia.

Quando si è in Puglia, c’è una sola regola.

A casa di mamma (Acquaviva delle Fonti, Bari) ogni anno mi aspettano delle maratone gastronomiche in cui c’è solo una regola: nascondere la bilancia.

Per la Vigilia, la tradizione barese prevede un menu a base di pesce (indimenticabile è infatti, la scena dell’anguilla viva – conosciuta a Bari come capitone – che scappa dalla vasca da bagno). Non mancano mai gli spaghetti ai frutti di mare, baccalà fritto, insalata di polpo, focaccia (perchè i carboidrati non devono mancare mai), il sushi barese: pesce crudo con gocce di limone, e poi ancora, le pettole (palline di pasta lievitata e fritte, condite poi con sale o zucchero o olive).
E dulcis in fundo: le cartellate, delle sottili strisce fatte con farina, olio e vino bianco che poi vengono avvolte e fritte, farcite poi con vincotto o miele. Dolci di mandorla a volontà e panettone (da anni abbiamo deciso di comprare solo quelli artigianali).

La hit list dei dolci e delle pasticcerie natalizie

Torino: la Nuvola di Ghigo

Per Natale c’è un dolce che ordiniamo quasi ogni anno ed è la Nuvola di Ghigo (via Po), un pandoro super soffice, ricoperto da uno strato spesso di crema al burro e zucchero a velo. Una cosa che non si può descrivere, ma solo assaggiare. Dopo quella si può solo fare un mese di dieta a verdure e riso in bianco.

Riccione: Sac a Poche

Sicuramente il panettone della Casa del Dolce è incredibile a Rimini, mi sento di consigliarvi vivamente però anche quelli di Sac a Poche, che non è presente nella guida trattandosi di Riccione e non di Rimini, ma è veramente vicino, e tutta la loro linea della pasticceria è incredibile. Li vendono anche online, se già li conoscete.

Roma: Roscioli, SAID, Tè e Teiere

La mia filosofia in fatto di regali è in continua evoluzione, perché cerco volta per volta di seguire ed inseguire i gusti del destinatario del dono. Dato che il Natale è anche sinonimo di opulenza, punterei su un panettone artigianale come quelli che si trovano da Roscioli o che seleziona il neonato Salone dell’Olio. Per un po’ di cioccolata correrei da SAID o mi fermerei da Tè e Teire che quest’anno ha del cioccolato speciale.
Se volete usare l’arma del regalo-esperienza, fatevi accompagnare da Caffè Merenda o da Babingtons. Ah, ricordatevi di offrire voi, dovete fare un regalo.

Copenaghen: Winterspring e Leckerbaer

Il Natale con quella aura da retroguardia conservatrice direi che a Copenaghen può significare cannella cannella e ancora cannella. Con quel talento nordico di mischiare pane e zucchero e burro. Ma è Natale! Quindi, per questa volta, solo per questo Natale, può valere tradire i classici e preferire due meraviglie dell’arte dolciaria come Winterspring e Leckerbaer, dove osare qualcosa di diverso.

Galluzzo (FI): Pasticceria Anita

In questo periodo troverete il panforte e i ricciarelli, ma anche i classici cantuccini alle mandorle. Se volete fare bella figura consiglio di prendere la torta della nonna, squisito dolce di pasta frolla, ripiena di crema pasticciera e coperta di pinoli e zucchero a velo.

Barcellona: Takashi Ochiai, Funky Bakers e Ugot

Takashi Ochiai non è citato nella guida: è una buonissima pasticceria giapponese che quest’anno ha vinto il premio per aver creato il miglior panettone di Barcellona. E non mi meraviglia, data la loro precisione e perseveranza.
E un altro che non compare nella guida perché ha aperto un mese fa, ma è entrato già nella mia top 3 di Barcellona è Funky Bakers una pasticceria/panificio che prepara tutto con un gran rispetto degli ingredienti, dell’ambiente e della salute. Qui troverete tante ricette internazionali come una torta scandinava con pane, marmellata di ciliegie e nocciole e tantissime altre delizie dolci e salate.

Tra quelli citati nella guida vi consiglio Ugot così potrete provare Ugat shmarim, dolce israeliano con cannella e cioccolato.

E noi?

Noi andiamo in vacanza col blog fino al 7 gennaio. Ci troveremo nel 2019, con nuovi consigli per chi viaggia per cibo!

Autore

Noi di WithGusto
Noi di WithGusto
Ciao, siamo Mariachiara, Giulia e Tommaso: facciamo guide e consigli pratici da consultare per chi ha fame di cose buone a tutte le ore, per godere del viaggio in ogni momento.